Strada Provinciale SessantaTre – Partinico

 

Nel 1306, re Federico II d’Aragona, devoto a Maria Santissima Annunziata e in ringraziamento per le grazie ricevute, diede in dono le terre vicino ad Altofonte agli abati Cistercensi, affinché vi fosse costruita un’abbazia per accrescere il culto di Maria. Tre anni dopo il re, visti i meriti degli abati, volle donare anche le terre del parco di Partinico [1] che negli anni precedenti era stato devastato dai saraceni: toccava quindi agli abati provvedere alla ricostruzione di questo paese, ma bisognò aspettare fino al 1430 circa per vederne l’inizio.

Essi dotarono la cittadina di Partinico con uno stemma e si preoccuparono di ripopolarlo; un gruppo di monaci si stabilì nel bosco, allo scopo di amministrare i beni ricevuti e dare un’istruzione civile e religiosa ai nuovi coloni.[2]

Fu l’abate Pietro Guzio a dare inizio al restauro di una chiesetta per consentire a Federico II di partecipare alla messa quando era a caccia in quella zona. Nel 1774 re Federico III contribuì finanziariamente alla ristrutturazione del santuario: esso fu allargato con tre navate, e le volte sorrette da quattro colonne con basi e capitelli di stucco.[3]

Per soddisfare il desiderio di tutta la comunità partinicense, riconoscente verso la Madonna che la aveva liberata dal colera del 1854,[2] fu avanzata la richiesta dell’incoronazione della Sacra immagine, che avvenne nel 1861; nell’occasione ci furono 5 giorni di festeggiamenti.

Nel 2000, in occasione del Giubileo dell’Incarnazione, il santuario è stato scelto come meta di pellegrinaggio per ottenere le indulgenze plenarie, e nel 2010 è stato associato alla basilica di Santa Maria Maggiore di Roma